Gutenberg e la stampa

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Passato alla storia come l’inventore della stampa a caratteri mobili, Johann Gutenberg era figlio di ricchi patrizi di Magonza. Appresa la tecnica di orafo, si trasferì con la famiglia d’origine a Strasburgo per sfuggire a tensioni di tipo politico. In città, il giovane Gutenberg si distinse per le ottime capacità di lavorazione dell’oro, ma anche per le abilità imprenditoriali. Realizzò pregiati souvenir per i visitatori dell’epoca e insegnò l’arte dell’orafo a giovani apprendisti, diventando in breve tempo un uomo ricco e di fama.

A Strasburgo, però, Gutenberg si interessò anche ad altro. Sulla base della tecnica dell’inventore cinese Bi Sheng, realizzatore del primo sistema di stampa con caratteri mobili ma di terracotta, lavorò con costanza, ricercando e sperimentando un nuovo sistema per velocizzare la stampa di fascicoli, libri e manuali. La sua idea venne perfezionata solo nel 1450.

L’intuizione di Gutenberg alla base della stampa odierna

Il XV secolo fu un periodo molto particolare. Le invenzioni non venivano accolte con grande entusiasmo. Erano gli anni della superstizione, della magia, della paura delle streghe per cui gli esperimenti di Gutenberg dovevano mantenere una certa segretezza per sfuggire al rogo. Al tempo stesso, bisogna tener conto del fatto che in quell’epoca non esisteva ancora il brevetto per cui le nuove invenzioni potevano essere copiate da chiunque senza poter dimostrare la reale paternità.

Gutenberg intuì che per poter velocizzare la stampa era necessario produrre delle matrici di ogni lettera dell’alfabeto da combinare in modi differenti per ottenere un testo stampato. Sperimentò a tal proposito diverse leghe e metalli, mettendoli alla prova alle alte temperature. Provò varie tipologie di carta, pergamene e inchiostri, inventando una speciale pressa adatta ai suoi scopi. L’obiettivo finale era di creare un macchinario tale da poter riprodurre copie di libri nel più breve tempo possibile rispetto ai tradizionali manoscritti.

Il primo libro pubblicato a 42 linee fu la Bibbia che per ragioni finanziarie fu portato in stampa da Peter Shöffer nel 1455. Il lavoro richiese l’impiego di 20 collaboratori che completarono la stampa in tre anni. Il libro, in due volumi, era costituito da circa 300 fogli ciascuno, prodotto in 180 copie. L’opera suscitò grande interesse soprattutto per la precisione dei caratteri e la qualità tipografica. Di queste produzioni ne esistono ancora 48 complete e due sono conservate nel museo di Magonza.

Furono anni difficili per Gutenberg da un punto di vista economico. Il finanziamento richiesto per l’acquisto dei macchinari e il pagamento dei dipendenti, gli causò ingenti danni. Dovette vendere le strumentazioni e assistere al successo del suo più valido collaboratore, Peter Shöffer che nel frattempo divenne socio di un’altra tipografia, perfezionando la tecnica e mettendo le basi per la stampa a colori. Solo nel 1458, Gutenberg pubblicò lo stesso libro ma a 32 linee.

Gutenberg e la stampa a caratteri mobili

La stampa a caratteri mobili di Gutenberg si basava su una tipologia di funzionamento molto semplice. Le lettere dell’alfabeto incise a rilievo erano collegate ad un punzone metallico impiegato per incidere una lastra di metallo più morbido oppure una matrice su cui fondere i caratteri metallici. Gli stessi, accostati e inchiostrati, permettevano di imprimere sui fogli le stampe, mediante un apposito torchio. Differiva quindi molto della tecnica della xilografia, che utilizzava un’unica matrice in legno per stampare una sola pagina per più copie, fin quando non si rompeva (il che capitava abbastanza spesso).

Indipendentemente dalle problematiche finanziarie affrontate dall’inventore, Gutenberg e la stampa a caratteri mobili diventarono in breve tempo molto famosi. Dal 1450 al 1500 vennero stampati in Europa circa 30.000 titoli in circa 12 milioni di copie. In appena metà secolo si assistette ad un netto aumento del numero di tipografi. In Italia in particolare venivano stampati volumi laici, i grandi classici del Rinascimento, le ricerche scientifiche contemporanee, i manoscritti degli autori italiani, dei latini e dei greci.

I libri venivano quindi prodotti in tempi rapidi, in maniera precisa e con un risparmio economico. La stampa di Gutenberg diede anche un importante impulso all’alfabetizzazione di massa. Se a quell’epoca fossero esistiti i brevetti, di certo la stampa di Gutenberg avrebbe riscosso il meritato successo. Invece l’uomo fu sepolto in condizioni modeste a Magonza nel 1468. La data della sua morte e il luogo della sepoltura sono oggi noti solo grazie a fonti indirette. Il destino dell’uomo ricorda un po’ quello di Mozart, un genio incompreso in vita, divenuto celebre solo dopo la sua scomparsa.

La stampa Gutenberg e i caratteri tipografici

Il carattere Cicero fece la sua prima apparizione nel 1468, utilizzato per stampare le lettere di Cicerone. In Italia, il più importante stampatore e editore fu Aldo Manuzio, nato a Bassiano (Roma) ma veneziano d’adozione. Proprio a lui si deve l’affermazione del carattere latino su quello gotico. Fu anche il primo ad utilizzare il corsivo, con cui stampò una famosa raccolta di libri classici. In conclusione, il genio e la ricerca costante di Gutenberg, ha portato a ciò che è la tipografia adesso. Naturalmente le tecniche moderne sono differenti, sfruttano la tecnologia computerizzata ma le basi derivano proprio dalla stampa a caratteri mobili di Gutenberg.

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